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giovedì, dicembre 30, 2004

Penso che questa preghiera di Euripide (nella tragedia "Eracle" ) possa essere uno splendido augurio per il nuovo anno.

"Le Grazie alle Muse
sempre unire vorrò,
dolcissima coppia.
Vita io non abbia
che sia senza musica, sempre
tra le corone io sia.
Vecchio ancora l'aedo
dà voce alla Memoria."

Nel canto delle Muse, create da Zeus, risuona la verità del Tutto che rivela la magnificenza del Divino. E musica, poesia e memoria concorrono alla bellezza del vivere.
postato da: gibe2001 alle ore 21:17 | link | commenti (11)
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domenica, dicembre 26, 2004

Pensierino della sera:

Si sopravvive a tutto.
Per fortuna.
O purtroppo.
postato da: gibe2001 alle ore 00:02 | link | commenti (12)
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giovedì, dicembre 16, 2004

Auguri di Natale

(antico rituale contadino recitato dall'arzdaura emiliana la vigilia di Natale esprimendo desideri mentre batteva la paletta sulle braci per far sprizzare scintille.

Le invocazioni erano personali e legate a fatti contingenti; perciò questo l'ho scritta io)

“I fug in tla naiv
La lônna soura al pién
Al grén in tla tèra
I vidì in tla stala
I binén in tal nanón
Al lat in tal taz…
Che tott i qui i stagan
In du ian da stér.
Alsé asli ménda Nostar Sgnaur
In tl’ann ca’l gnaré!”

(I fuochi nella neve/ la luna sopra il piano,
il grano nella terra/ i vitelli nella stalla
i bambini nel lettone/ il latte nelle tazze…
Che tutte le cose stiano/ dove devono stare.
Così ce le mandi Iddio/ nell’anno che verrà!”)

Nota: M'era parso che l'augurio "Che tott i qui i stagan/ In du ian da stér" esprimesse bene l'ansia di ordine di quel mondo semplice .
Perciò BUON NATALE A TUTTI!





postato da: gibe2001 alle ore 00:20 | link | commenti (15)
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martedì, dicembre 14, 2004

ALTRA RICETTA APPARTENENTE AD UN MONDO QUASI SCOMPARSO

RISOTTO ALLA PILOTA
Era preparato dalle donne del Polesine per i battellieri e i traghettatori del Delta del Po.

Ingredienti
Riso vialone nano, brodo bollente, 50 gr. burro, un pezzettino di cipolla tritata, 4 salamelle o salsiccine, grana, 1 o 2 cucchiai d’olio d’oliva.

Preparazione
1- in una casseruola di coccio unta d’olio versare il riso facendolo scendere da un foglio di carta in modo che formi un cono al centro della pentola.
2- Aggiungere il brodo necessario per coprire il riso 1 centimetro sotto la punta del cono.
3- riportare a bollore, mescolando per 5 minuti, poi coprire la casseruola in modo ermetico, abbassare il fuoco al minimo e portare a cottura senza più rimescolare.
4- a parte imbiondire la cipolla nel burro, mettervi le salamelle spellate e sbriciolate grossolanamente, e far perdere loro il grasso senza renderle croccanti
5- Unire il tutto al riso con il grana, mescolare e servire

Versione povera:
Riso, salsiccia unita molto lentamente in brodo di carne.

Cottura lentissima in una pentola, che, tolta dal fuoco veniva avvolta in un panno ed interamente coperta, perché le donne non sapevano a che ora i propri uomini sarebbero tornati a casa. Dipendeva dal fiume; perciò questo era il sistema usato affinché il riso restasse caldo e al dente senza scuocere.
postato da: gibe2001 alle ore 01:58 | link | commenti (7)
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mercoledì, dicembre 08, 2004

Avevo quindici anni (gloriosi, inarrivabili, immemori, disperati quindici anni), e l'Alexander Nevskji di Eisenstein mi aveva colpito come una terribile epifania. E in particolare la scena prima della battaglia sul lago Peipus, quella in cui i sacerdoti benedicono i Cavalieri Teutonici.
Scrissi questo, in calce al mio diario di scuola:
"Per ogni esercito
c’è sempre
un uomo di Dio,
che vende il Suo nome
per poche gocce
di sangue nemico"
Non fui capita.

postato da: gibe2001 alle ore 17:56 | link | commenti (16)
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mercoledì, dicembre 01, 2004

Pubblico un pezzo molto interessante postato da scudodella montanina nel suo blog (vedi link a lato).
“Una cosa importante ed anche, in realtà, abbastanza difficile è saper volere. Saper volere è una chiave magica, un ponte che attraversa lo spazio apparentemente infinito e spesso invalicabile che molte/i di noi percepiscono esistere fra immaginazione e realtà. essa fa sì che i sogni diventino realtà. Quanto più delicato e preciso è il nostro sogno, tanto più la realizzazione somiglierà al progetto … pur non essendo mai eguale. Non sempre sappiamo con precisione che cosa vogliamo.
Saper volere, come dicevo, non è affatto facile. A volte scambiamo la fantasia per immaginazione, ma si tratta di due facoltà/funzioni molto diverse fra loro: la fantasia non ha potere mentre l’immaginazione sì. E’ come se la fantasia non facesse parte della filiera il cui meccanismo influisce sugli eventi e sulle circostanze.
E’ l’immaginazione il primo gesto personale verso la realizzazione del sogno, la chiave che consente allo spirito di coagularsi in idea e di manifestarsi in sostanza. Immaginare è un gesto adulto, un atto di potere che ha delle conseguenze, e dunque necessita di disciplina. E’ uno dei pennelli con cui dipingiamo il nostro destino. In un certo senso, c’è una tecnica nel saper volere, e nel saper immaginare. Non per nulla gran parte delle scuole iniziatiche insegna a visualizzare, ovvero a concentrarsi sulle immagini: la radice “ma” costituisce una base generatrice, (madre, matrice) e la forma “mag”, che significa “cucina, cucinare, mescolare” (vedi magma, per esempio) significa anche “magìa”. Dunque, nella parola “immaginazione” sono contenuti vari significati: matrice, magìa, azione. Si sente subito che è un simbolo possente, e che rappresenta una delle funzioni che determinano la qualità delle nostre vite. “

postato da: gibe2001 alle ore 00:14 | link | commenti (10)
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