Per coloro che non sono riusciti a leggere sul blog di Manzoni (ahimé defunto, spero temporaneamente) la prima parte di questa storia di libri immaginari.
IL LIBRO DELLE MENZOGNE
C’è un castello in una vallata chiusa tra altissime rupi, dove il sole non giunge; e un salone dal soffitto altissimo, e scaffali pieni di libri - non troppi, comunque – e un Bibliotecario. In realtà è solo il Signore del castello, tuttavia, con un certo vezzo demodé, ama farsi chiamare così, per rendere visibile il ruolo che riveste per qualche tempo durante il giorno, e davanti ai rari ospiti che giungono alla sua casa.
In uno dei primi scaffali, chiaramente visibile e alla portata degli occhi, c’è un libro dalla copertina marrone, piuttosto consunta. Il cartoncino odora lievemente di talco, come se il libro fosse rimasto per lungo tempo in una stanza da bagno. E forse è proprio così. Perché è un libro che, iniziato, non si può abbandonare, neppure per andare in bagno. Anzi, forse è là che lo si legge con più agio.
Narra di molte cose, e di molti uomini, e delle cose che accadono agli uomini.
Ma nessuna di queste è vera. O almeno così si dice (per quanto nessuno abbia, in sostanza, le prove di ciò). Però l’idea che tutto ciò non sia reale affascina i lettori – perché sanno che di norma niente è vero, che la vita è intessuta nella menzogna.
E si interrogano, non sulla menzogna – ché vano sarebbe delinearne i confini – ma sugli intenti della menzogna. Si tratta di una menzogna determinata, intenzionale? oppure accidentale, involontaria? Nel primo caso – se così fosse – quale scopo si voleva raggiungere? Deliziare, titillare i sensi interni con memorie o progetti di luoghi e persone inesistenti, oppure esistenti in forma diversa, o misura diversa – in altre stanze, in altri luoghi? Intento nobile, certamente, che ha creato i poeti e i narratori, i trovieri, gli aedi, gli scaldi, e – alla fine – anche i folli.
Oppre trarre in inganno i lettori con falsi concetti o false rappresentazioni e dimostrazioni dei medesimi, affinché pensino o agiscano in modo altro rispetto a quello che farebbero se conoscessero la verità (ma quale verità?)
Ma c’è un altro modo dell’inganno: perpetuare, con condiscendenza e apparente comprensione, l’errore in cui l’ignaro lettore è immerso da sempre, profondamente persuaso di attingere il vero. Questo è il genere di inganno più crudele e periglioso, non tanto perché perpetua l’errore (in realtà, non sappiamo se sia veramente un errore), ma perché non sprona a verificare, ad andare oltre.
C’è chi apre il libro con aria divertita, chi con aria scettica; ma comunque curiosa. E’ proprio questo il genere di lettori che il libro si aspetta: non i distratti, i frettolosi, quelli che saltano i capoversi, o leggono solo i titoli dei capitoli. Non ha note a pié pagina, né illustrazioni, né eleganti lettere miniate, né prefazione. Cioè, niente orpelli. Perché la menzogna è spesso nuda, come lo è la verità.
Poi vi è un altro genere di inganno: quello delle Parole. Il lettore, distratto da una spera di sole vibrante di pulviscolo, non è più sicuro del loro significato. Slitta attraverso i sinonimi – che solo in apparenza vogliono indicare la stessa cosa o concetto – precipita lungo le assonanze, i rimandi, i giuochi di specchi, sinché la parola, vivido fiore reciso e sanguinante, diventa uno spettro, o, viceversa, un grembo uterino che tutto contiene, anche i suoi contrari.
Si narra che chi compilò questo libro fosse un monaco vissuto nella più stretta clausura fin da adolescente, quindi senza alcuna esperienza del mondo. Il libro fu subito nascosto, per la sua pericolosità. Poi trafugato da un confratello che aveva lasciato il saio per fuggire nel mondo degli inganni. Per un certo tempo se ne persero le tracce, poi riemersero – come stelle dal ciarpame dei giorni – alcune copie, forse fatte ad uso degli amanti che neghittosamente in letti caldi e scomposti attendono la notte. Una donna abbandonata e feroce di dolore ne sottrasse un esemplare e lo fece circolare per il paese, con ciò volendo significare l’eterno inganno dell’amore. Al giorno d’oggi, le copie sono molto rare.
Il Grande Bibliotecario, che da tempo osserva il lettore e il suo stupore o disagio, si avvicina silenzioso, gli pone una mano sulla spalla, e gli sottrae il libro, riponendolo con cura sullo scaffale. Non deve stare troppo tempo tra le mani, così suadente e mortifero come l’occhio fascinatore del serpente.
Poi invita il lettore nel suo studio e gli offre un cordiale, chiaccherando con levità del più e del meno, di cagnolini, di abiti, di cuori malati. La sera è rigata di rondini. Perché è primavera, il periodo più adatto per leggere questo libro, quando le cose sono troppo giovani e possono ancora assumere qualunque altra forma, diventare altro.
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Ecco il seguito ideale del "Libro delle menzogne" che ho postato sul blog di Gian Ruggero. Certo sta meglio qui, in questo mio blog che gira tra il leggero, l'ironico e lo stralunato.
IL LIBRO DELLE VERITA’
Il Grande Bibliotecario aperse uno sportellino che chiudeva un vano sotto l’ultimo scaffale in basso; pareva il luogo dove, nelle biblioteche, si tengono gli stracci e i piumini per la polvere. E in effetti ce n’era uno, di piumini, mangiato dalle tarme, che copriva a metà un libro dalla copertina marezzata, piena di chiazze d’unto. Il Bibliotecario lo prese e iniziò a sfogliarne le pagine, come alla ricerca del titolo: poi il suo viso si rabbuiò: “Per Giuda – disse – credevo di averlo fatto bruciare, questo dannato libercolo!
“E perché mai, signore? – chiese il suo ospite di quella sera, un avvocato di provincia grasso e supponente.
“Se avrete la pazienza di ascoltarmi, capirete.”
“Questo libro - (vedete il titolo: “Libro delle Verità”? quanto pomposo e inutile! il titolo, intendo) - è, ovviamente, speculare a quello delle Menzogne, che avete già intravisto nell’altra sala.
Ma questo è assai più pericoloso, infido, arrogante, perché induce alla fiducia, alla sottomissione. Potremmo dire che è il libro dei servi; libro accetto al Potere perché tutto ordina e codifica, racchiudendo il sapere umano tra mura di diamante, splendide sì, ma invalicabili. Chi possiede - o crede di possedere - verità, chi le costruisce e le innalza come vessilli non può consentire che il vento che soffia dalle pianure oltre l’orizzonte possa slabbrane gli orli e renderle pian piano solo degli stracci laceri.
E tuttavia, questo è il destino delle Verità. Si suppone che anche l’Estensore - o l’Autore - del Libro sappia questo con crudele certezza.
Estensore e Autore non sono assolutamente la stessa cosa, e mai come in questo caso.
L’Estensore odora, ascolta, raccoglie, ordina secondo criteri semplici e armoniosi; oppure arbitrari, che seguono soltanto la logica che egli ha intessuto e perseguito. Ma si desume una sua neghittosa arrendevolezza, e di conseguenza una certa mancanza di responsabilità, il che in fondo non gli dispiace del tutto. Sembra che dica: “Ecco, questa è la verità. Però fate voi.” La responsabilità quindi passa al lettore, e all’uso che egli farà del Libro e delle Parole del Libro.
Ecco quindi introdotta una figura importante, essenziale: quella del Lettore, senza il quale il Libro neppure verrebbe concepito. Nel momento in cui egli legge dà corpo alle ombre delle parole, le fa vivere, le rende concepibili, e quindi reali. Le piccole o grandi verità enunciate si fanno strada, si annidano nella sua mente, e là, in quel nido oscuro e ribollente, concepiscono. Che cosa? Altre piccole o grandi verità, incatenate l’una all’altra come gli acini di fantastici grappoli di uve settembrine, trascinando ognuna un poco delle caratteristiche di quella che la precede, ma adottando nel percorso anche sollecitazioni nuove, che nascono dalla mente stessa del lettore. Ecco che – alla fine del grappolo – l’ultima verità talvolta non contiene più nulla di quella originaria. Il Lettore è divenuto Autore.
E l’Autore? In teoria non dovrebbe nemmeno esistere, l’autore delle verità, cioè colui che le crea o costruisce. Tale compito, semmai, spetta solo al Grande Demiurgo – qualora sia assodata la sua esistenza. Eppure molti nel tempo sono stati posseduti da questa empia tentazione. Plasmare le verità nell’umida creta del mondo, insufflarvi la vita o una finzione di esistenza, e poi inviarle tra gli uomini perché li contagino e li corrompano. Non è tanto il contenuto della Verità che è pericoloso, quanto il fatto che sia propalato e spacciato come “verità”.
Potremmo dire che è questa la più grande menzogna, a cui nemmeno il Libro delle Menzogne – assai più modesto per sua natura – potrebbe aspirare.”
Stasera una piccola cosa acida e cattiva.
COPPIA
Se ben ricordo era di giugno,
un sabato qualunque,
i balconi tiravano gli archi
dei loro gerani insanguinati
la stanza era marrone.
“Che cosa dirò domani
- o magari fra un’ora -
a questo
questo qui che si agita
sopra di me
e non mi é più vicino
delle sterpaglie d’Australia?”
Le pareti si sfacevano nell’ombra
qualcuno bruciava
fetida polvere di corni.
Occhiuti palmipedi
stavano sulla finestra
e guardavano.
“Che cosa gli dirò?
- mio dio -”
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Non mi diverto più.
O invece dovrei?
Considerazioni sul tempo (non molto serie)
UN AUTUNNO TROPPO LUNGO
RISPETTO ALLE PREVISIONI METEOROLOGICHE
Quali nuove canzoni, vecchia terra,
stai componendo nel tuo ventre fumoso?
Quale stai preparando
ultima vivanda
per l’enorme banchetto
del destino?
Più non piangono le Oreadi
e il Grande Cacciatore
splende immobile
su pianure di nebbia intiepidite.
L’autunno galleggia
in caldo disfacimento
l’inverno sta dietro i vetri
in lunga attesa rinserrato.
I sapienti hanno perso i conti
e i monelli di strada
sprecano tempo ad irriderli.
Niente è più come prima
un’angoscia pliocenica
afferra le viscere
che cosa diremo
domani?
che cosa faremo,
domani?
“Nulla è in previsione”
ripete con voce cattedratica
il Meteorologo Reale.
Forse è così che si avvicinerà
la fine del Tutto:
senza cataclismi orrescenti
o sordidi presagi
se non questo segno
di piccolo disordine
in cui gli uomini,
automi addestrati,
si perdono
più che nel vortice del caos.
Col tempo altri segni verranno
e un giorno
alla tua dolce donna dormiente
scivoleranno larve di mosca
di sotto le palpebre.
Ma che volete
alla terra piace
ripetere spesso i suoi refrains
la terra ha già pronto il cartello
da esporre alla porta:
“Chiusa per rinnovo gestione.
Dopodomani si riapre.”
Avviso ai naviganti: scusate, è un periodo di molti impegni. Tornerò presto. Ciao a tutti.