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venerdì, luglio 23, 2004

Sono reduce da una serata dedicata alla poesia cinese e araba, organizzata da me qui a Medicina in una piazzetta all'aperto. Gente di tutti i tipi e di tutte le età, che è rimasta composta (e commossa, talvolta) ad ascoltare fino alla fine i due attori che recitavano . A parte il solito gruppetto di infanti che si ostinava ad andare su e giù in triciclo sferragliante davanti agli attori, o a mettere i ditini dentro i lumini in carta di riso rossa. Un po' di brezza, qualche zanzara, e la magia della poesia appartenente a due culture antichissime: ho scovato, tra l'altro, dei brani preislamici, delle canzoni di poeti beduini e briganti, di donne visuute al di là dei loro tempi, o della Cina del 1000 a.C., nonché qualcosa (molto carino) di Mao. Per finire con Nazim Hikmet. Negli intervalli, musica classica cinese, o araba moderna (Anouar Brahem e il suo oud, coadiuvato da John Surman al sax) Un lavoraccio: studiarmi la storia della Cina e dei paesi arabi, fare la prima, seconda e terza cernita dei brani, metterli insieme, preparare una sorta di "programma/guida" per gli spettatori , scrivere il canovaccio della presentazione, seguire le prove degli attori, cercare gli sponsor, fare la grafica dei volantini e locandine, litigare con la SIAE, cercare le sedie ecc. ecc. Tutto "a gratis". Ma ne è valsa la pena. Mi è bastato vedere anche solo una faccia assorta e compresa, qualcuno che mi viene a ringraziare stringendomi la mano tra le sue, senza parlare. Imbelle idealismo? forse. Per me, comunque, è una piccola strategia di contagio. Non per niente mi picco di appartenere al Club degli Untori.
postato da: gibe2001 alle ore 01:05 | link | commenti (20)
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sabato, luglio 17, 2004

Amici, ecco la sorpresina di cui vi parlavo.

“Non tradirò mai la ragione, monaco. Non rinnegherò mai che l’uomo è, proprio perché ragione incarnata, materia che ragiona su se stessa.”
Qualcuno chiederà: “chi l’ha detto?” Adesso lo capirete.
Bene, è un manifesto, un meraviglioso rutilante proclama che si fa strada in mezzo ai disfacimenti e agli orrori di un’epidemia. La bellezza della Ragione, il credo del’uomo che non si arrende. Un’intera vita ci viene srotolata davanti, come un arazzo corrusco e talora sanguinoso; ma più che vita singola, è un’epopea, una cavalcata fantastica e insieme reale attraverso mari, foreste, indios, avventurieri, bandeirantes, negrieri, rivoluzionari. Attraverso i giochi del potere e del destino, preciso ed inesorabile come un orologio elettronico, ed insieme senza alcuna legge perscrutabile.
Due uomini l’uno davanti all’altro: uno ormai morente ma ancora di carnale vitalità, l’altro vivo, rassegnato, e all’inizio disgustato, ma poi consegnato alla pietas. L’uno ateo e bestemmiatore, l’altro un mite religioso; ognuno, durante la veglia dell’agonia, si pone domande che paiono a tratti colmare il fossato che li divide. Nessuno resta immutato, i loro destini si sfiorano e si contaminano, per la speranza del mondo.
Tutto questo tradotto in un linguaggio limpido e pregnante, che nel proporre l’evidenza dei fatti nella loro gloria o infinita miseria diventa davvero epico.
Di che cosa sto parlando? Ma de “Il morbo”, il bellissimo libro di Gian Ruggero Manzoni (ed. Diabasis). L’ho letto d’un fiato, e ora lo sto risfogliando, per scoprire ogni volta nuovi motivi, nuovi tesori.
Mon Dieu, il libro sei tu, Gian Ruggero! Tu sei Compagnoni, il rivoluzionario morente, e sei padre Martin de Campinas, in entrambi hai riversato le tue pulsioni, i tuoi ideali. Raramente ho visto una tale immedesimazione di un testo e dei suoi personaggi con l’autore. D’altra parte tu sei sempre DENTRO i tuoi scritti, è la tua cifra, romagnolaccio anarchico!
P.S. Come potete vedere, io NON sono una critica “letteraria”, semmai soltanto “emozionale”, chiaro?
Aggiungo: chi è lo sprovveduto che non ha ancora comprato questo libro?

postato da: gibe2001 alle ore 23:32 | link | commenti (12)
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giovedì, luglio 08, 2004

Non vi ho dimenticati! Torno presto, con una sorpresina.
postato da: gibe2001 alle ore 23:35 | link | commenti (10)
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