Alcuni brani da “Nostalgia”, di Mircea Cartarescu (Voland 2003).
Dopo un incontro d’amore annoiato e senza sbocco: “Mi dirigo verso l’apertura della caverna dell’isola di smeraldo. Vicino a quell’angusta apertura cresce un pruneto rinsecchito, rigido come fil di ferro, con sfolgorii viola celati dietro gli spini….E lì nel mezzo, avvolta nella notte come in un bozzolo di seta, ci sei TU, così come non ti conosce nessuno, tu con le mascelle piene di canini stroti e ricurvi, tu con le narici dilatate, lannciando fasci di fiamma, tu con le tue strazianti squame infernali, con ali da diavolo, con coda da anaconda…Tu, nel tuo silenzio di donna, nella tua incomunicabilità, e violenza, e paura.”
A proposito della fatica di scrivere: “So che nulla può essere detto, che nessuno s’aspetta che tu dica qualcosa, eppure devi DIRE. So che bisogna opporsi in qualche modo all’ingiustizia di essere uomo e di non poter essere il Tutto…”
Il Rem è il luogo fantastico che tutto contiene, tutto sogna, tutto ricorda; una sorta di Aleph. “Ma, ahinoi, è possibile che il REM non sia comunque nulla di ciò che io credo di lui. Forse è soltanto una sensazione, una stretta al cuore davanti alla rovina di tutte le cose, dinanzi a ciò che è stato e che non sarà mai più. Un ricordo dei ricordi. Il REM, forse è la nostalgia. O qualcos’altro. O tutte queste cose allo stesso tempo. Non lo so, non lo so.”
Un piccolo contributo alla causa dei libri.
Al Salone del Libro di Torino mi presentano, da Voland, un tipo magrolino, anzi emaciato, con degli occhi spiritati, i capelli lunghi e radi, vestito con quella tecnica di vago assemblaggio di stracci appartenenti a varie epoche che ormai possiede solo la gente dell’Est europeo. Diciamo che se suonasse alla vostra porta voi non gli aprireste, “sarà il solito zingaro”, penserete. E’piuttosto giovane, è romeno, parla un francese assurdo pieno di vezzi e complimenti; è Mircea Cartarescu, dicono “il più grande scrittore rumeno vivente”. Sarà, penso (come ho detto altre volte, son molto ignorante), e mi abbandono, per cortesia, all’ascolto dell’effluvio di lodi delle donne italiane (?) pronunciato a raffica. Il suo libro, appena uscito con Voland, ha una copertina accattivante (un palazzo dalla prospettiva distorta), anche il titolo è bello “Nostalgia”.
Lo compro (io compro sempre di tutto). Il tipo vuole scrivermi il suo indirizzo sulla seconda di copertina, dovrò dirgli che cosa ne penso (per inciso: lui non mi conosce, né mi ha mai sentito nominare, ovvio). Mi trascino il libro per tutta la giornata, assieme all’altra decina di chili di libri che mi hanno in qualche modo sedotta (avevo pure lasciato a casa il trolley!); poi, dopo una settimana, finalmente lo apro. Dovete tener presente, per valutare meglio l’effetto dell’agnizione, che ero reduce da Paolo Nori (Scarti, che non voglio nemmeno commentare), da delusioni (Amélie Nothomb, “La cosmetica del nemico”, P. Roth “Pastorale americana”) e da pattume vario che mi arriva per Email e che – per infinito amore verso i giovani - devo leggere e valutare.
Agnizione? Epifania, teofania, anche. Un universo di Chagall incrociato con Hyeronimus Bosch, brulicante in una Bucarest pazzesca e inquietante, nei cui cunicoli sotterranei vive un mondo alternativo e magico. Ci sono gli incanti dell’infanzia, i tremori dell’adolescenza, le prove di iniziazione per un mondo complesso, a più strati, l’anelito alla conoscenza, il senso carnale delle cose e dei colori. Ecco, i colori, secondo me, sono la cifra del libro: il rosso, l’azzurro e l’oro, che si sprigionano come fiamme dalle pagine stesse. Sottilissime analisi psicologiche, stregonerie del pensiero. E tutto ciò detto con un linguaggio dalla incredibile ricchezza e sontuosità (lode al traduttore!). Pagine dense, da rileggere più volte, e insieme limpide, come un lago di montagna che cela abissi sotto la superficie cristallina.
Vabbé, forse questo libro mi piace perché viaggia sulla mia stessa “frequenza d’onda”; questo certamente influenza il giudizio. Però provate anche voi a leggerlo, e poi sappiatemi dire. Probabilmente è già stato recensito, non lo so. Però non l’ho visto molto reclamizzato.