Cari amici, vi posto una lettera di un mio amico pacifista di Vicenza (non storcete subito il naso!), che mi pare semplice, diretta e generosa.
"E' giusto e doveroso manifestare contro la visita di Bush in Italia, non
per contrarietà agli statunitensi ma al loro governo, alla sua politica
all'influenza del gruppo reazionario e di petrolieri del quale Bush é
espressione.
Però non dobbiamo né confondere né dimenticare gli "altri" Stati Uniti
d'America, quelli che Bush non rappresenta e che in lui e nella sua
politica non si riconoscono, così come noi pretendiamo che quando
parlano di Berlusconi non ci coinvolgano: NOT IN MY NAME abbiamo scritto e sventolato a Vicenza, Firenze e Roma in molte manifestazioni.
E fra gli "altri" statunitensi ci sono i giovani che 60 anni fa sono
morti in Italia per liberarci dal fascismo e dal nazismo. Non
dimentichiamo che il comandante supremo delle forze armate tedesche Kesselring aveva preparato un piano per distruggere la maggiori città italiane -a prescindere dall'importanza militare di questi atti criminali- ed aveva teorizzato l'assassinio dei civili come tattica di guerra per annientare le persone, per lasciare il nemico senza popolo.
Restano però sempre all'orizzonte vicino quei giovani USA venuti a
liberarci ed in migliaia a morire. Grande fu il merito, anche militare,
della Resistenza come riconosciuto dagli Alleati ma da sola non ce
l'avrebbe fatta contro l'esercito tedesco.
Ed allora, il 4 giugno, perché la manifestazione non potrebbe -e
dovrebbe- esprimere una nutrita delegazione che andasse al cimitero
militare di Nettuno a rendere omaggio a quei giovani? Perchè nei nostri striscioni e cartelli non dovrebbe essereci un ricordo riconoscente per
quei giovani morti ed una esplicita distinzione fra gli USA di Bush e
quelli dei nostri liberatori?
Noi pacifisti dobbiamo avere il coraggio di guardare le cose dentro, non dobbiamo nasconderci nell'equivoco -per noi mortale- di chi vuole ignorare la realtà e la Storia preferendo schemi mentali sbagliati e settari"
Dopo un po' di letargo (motivi di lavoro), prometto (o minaccio) che tornerò. Almeno una volta alla settimana. Au revoir les enfants!